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Penelope, gatta indipendente, decide di confidarsi con me!

La gatta si considera indipendente dalla famiglia che la ospita, pertanto non si concede, anzi graffia e morde i proprietari che desiderano coccolarla

di Dottor Alberto Franchi

Una gatta ha bisogno di essere accudita osservando alcune semplici regole, che la rendano serena e ben disposta verso i membri della famiglia.

Al telefono, alcuni giorni prima, la signora mi era apparsa molto amareggiata.
Quando la incontro di persona, il giorno dell’appuntamento, la sua situazione emotiva mi si dimostra disastrosa.
Età: sulla mia. Diversamente giovane. Famiglia: al completo. Lei medico radiologo, due figli maschi più che adolescenti, ottimi studenti, marito professore universitario.
Evidentemente qualcosa non funziona, però…

Gatto indipendente

CLIENTE: Dottore, quando ho preso in casa la mia Penelope l’ho fatto proprio perché desideravo tanto un esserino docile, caldo e coccolone per condividere il mio tempo in casa.
Ma, invece, che delusione, che drammi... Mi aiuti la prego!

DOTT. FRANCHI: Che succede? Me ne vuole parlare con calma?

L’emozione la blocca. Scorgo nitidamente una prima lacrimuccia. Come sempre, mi sento in imbarazzo. La fortuna è dalla mia: la cliente mi chiede cortesemente di uscire per una sigaretta. Io l’attendo alla scrivania.
La gabbia è lì, sul tavolo da visita, ancora chiusa. Al suo interno una bellissima gattona di 12 mesi mi osserva. Mi sfida. Non la squadro ma, al contrario, le faccio ripetutamente una strizzatina d’occhi, tutti e due insieme, al contempo: uno dei segnali tipici di avvicinamento dei gatti. Di non belligeranza.
Poco dopo l’altera micia... me lo ricambia.
È il momento di aprirle la gabbietta ed osservare il suo comportamento. Lo faccio. Me ne torno a sedere alla mia scrivania. La osservo. Mi osserva.
GATTA: Ciao!

DOTT. FRANCHI: Ciao!?! – Mi trovo nuovamente a dialogare con un gatto? Forse ho bisogno di un consulto io. 

GATTA: Ma sì, dai, che tu te ne intendi, hai già capito che a te non farò niente!

DOTT. FRANCHI: Beh, non è detto, devo sempre stare all’occhio con voi felini! I segnali che mandate sono minimali, è sufficiente distrarsi un secondo e... zac! Colpite!

GATTA: Ci conosci bene, vedo!

DOTT. FRANCHI: Guarda qui i segni dei graffi che ho ricevuto! Si impara più dalle sconfitte che dalle vittorie!

GATTA: Finché la tipa, sì la Marta, se ne sta fuori, ti voglio parlare della mia situazione in casa. 

DOTT. FRANCHI: Come te la passi?  La prevengo, in modo da dimostrarle chi è il prim’attore di questa recita.

GATTA: Di mio, bene. Sono loro che mi stressano! Soprattutto la Marta!

DOTT. FRANCHI: Che capita mai?
Poi, l’articolo non ci andrebbe prima del nome proprio!  Accenno ad una piccola regoletta grammaticale, tanto per farla sentire un po’ in soggezione.


GATTA: Siamo al Nord e qui si usa così! Mi tratta come un oggetto, pretende che sia sempre a sua disposizione, mi prende, mi strapazza di coccole e poi urla di dolore quando me ne fuggo dopo averla graffiata per benino!

DOTT. FRANCHI: Perché fai questo? Ti vuole bene, sai?

GATTA: Senti un po’: il cibo me lo trovo da sola. È sempre a mia disposizione nella ciotola, mica me lo da lei! Quando ho un certo languorino, so dove andare a prendermi ciò che più mi piace. E se poi mi fanno gola i loro piatti, ecco che mi bastano un paio di graffietti e li ottengo!
Poi il tipo di croccantino lo scelgo io. Se ne trovo di un tipo che non mi va: sciopero! Tanto, dopo poco, mi trovo la ciotolina piena di quelli che preferisco.
Sono o non sono autosufficiente? Una maghetta, una stratega! Non ho bisogno delle sue coccole, so badare a me stessa!

DOTT. FRANCHI: Ti pare? Ne sei certa? – Soggiungo delicatamente per non irritarla…

GATTA: Certo! Pensa che, quando mi va, mi accomodo sul suo letto; se ho un po’ freddino mi ficco qualche minuto sotto le coperte, ma che diamine! Non deve prendere queste mie esigenze come richieste di coccole! Quando ho voglia di farmi accarezzare, salto sul divano, sul tavolo o sulle loro poltrone e mi struscio, ma solo finché ne ho voglia. Quando loro esagerano… zak! Un bel graffione e me ne libero! 

DOTT. FRANCHI: Proprio una bella gattona autosufficiente, mi pare!

GATTA: Eh già, voi veterinari avete sempre un termine giusto per ogni sindrome nevrotica!

La gatta ne sa una più del diavolo, non mi stupirei se scoprissi che chatta e usa il tablet di famiglia meglio di me. Magari è lei che ordina le pizze o il Sushi sotto casa…
È chiaro però che la situazione famigliare, impostata con troppi privilegi e nessuna regola di comportamento, ha indotto questa gatta ad assurgere a referente di se stessa.
Ha il pieno convincimento di saper badare a se stessa e di non avere bisogno di famigliari, se non quando lo desidera essa stessa.
Una situazione demotivante e frustrante per una famiglia che cercava un simpatico animaletto coccolone per le lunghe serate invernali.

Il dialogo con la gatta mi è stato chiarificatore.
Al suo rientro la Marta (mi adeguo anch’io all’articolo prima del nome, essendo di Verona sono ampiamente giustificato!) risponde senza esitazioni ad una valanga di mie domande; utili per affinare la diagnosi e studiare una terapia adatta al caso clinico che ho innanzi. Prospetto un percorso terapeutico idoneo alla situazione.
Devo far rientrare entro canoni appropriati il comportamento della gatta, evitare episodi di aggressione ed infine tranquillizzare la micia, diminuendo il suo perenne stato ansioso.

La signora mi ringrazia ed è molto stupita da come ho saputo interpretare il comportamento della gatta. A suo avviso sono riuscito, come si potrebbe dire, ad intuirlo.
Onestamente non ritengo che sia il caso di riferirle la storia del colloquio con Penelope. Non verrei creduto. Magari chiamerebbe il 118 e mi inietterebbero del Talofen. No, grazie, non ci tengo.
Scambio un ultimo paio di occhiolini alla gatta. Essa, sorniona, mi ricambia il saluto, si stira un po’, mi sbadiglia in faccia. Segnali che so bene interpretare. Dimostra di essersi rilassata con la chiacchierata. Di avere fiducia in me.
La situazione in casa, piena di privilegi ma anche di responsabilità, la riempie d’ansia. Fra qualche settimana staranno meglio tutti e mi verranno a trovare per un saluto... e qualche coccola!


Dottor Alberto Franchi medico veterinario a Verona
Ambulatorio Veterinario Borgo Venezia - Via Felice Casorati 19 - Verona 
Ambulatorio Veterinario Borgo Trento - Via Vittorio Locchi 32/a - Verona
Telefono 347 9729098
E-mail vetverona@gmail.com
www.veterinarioaverona.it
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